Ipertrofia prostatica, per gli uomini è ancora un tabù

Si è svolto a Madrid il congresso europeo nel corso del quale è stata ribadita l’importanza della prevenzione dell’ipertrofia prostatica, malattia molto diffusa fra gli uomini ma ancora sottovalutata soprattutto dai pazienti. Ecco cosa consigliano gli esperti.

ipertrofia-prostatica

L’ipertrofia prostatica benigna è una malattia della prostata che colpisce circa 6 milioni di italiani ogni anno; per essere più precisi il 50% dei cinquantenni, il 65% dei sessantenni e l’80% dei settantenni.

Nonostante l’alta incidenza, l’ipertrofia prostatica è ancora sottovalutata e molti pazienti considerano i sintomi come eventi fisiologici, normali dell’avanzare dell’età.

Al congresso degli urologici tenutosi a MAdrid, è stata ribadita a gran voce l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce della malattia della prostata. Uno strumento adatto ad indagare e scoprire in anticipo i sintomi urinari dell’ipertrofia prostatica e ad intervenire preventivamente è il Quick Prostate Test (QPT), composto da tre semplici domande:

1. Nell’ultimo mese si è alzato almeno due volte a notte per urinare, da quando va a letto la sera, fino a quando si alza al mattino?  (Nicturia)
□ Si   □ No

2. Nell’ultimo mese ha avuto più volte difficoltà a trattenere l’urina nell’arco della giornata?(Urgenza)
□ Si   □ No

3. Nell’ultimo mese ha mai la sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica? (Disuria)
□ Si   □ No


Se il paziente risponde sì ad uno dei quesiti, allora è il caso di approfondire con esami specifici: esame delle urine, Psa (test del sangue) fino all’esplorazione digito rettale.

Le elevate percentuali dell’ipertrofia prostatica fra i maschi italiani e non solo, potrebbero essere notevolmente ridotte sottoponendosi a visite urologiche costanti (almeno una volta l’anno) a partire dai 35-40 anni. Ma i maschi, come segnalano gli urologi e andrologi, sottovalutano i sintomi urinari tipici dell’ipertrofia prostatica e si rivolgono allo specialista solo quando la loro vita quotidiana è fortemente compromessa o disturbata.

Lo spiega anche il professor Mirone, dell’università Federico II di Napoli e segretario generale della Società italiana di urologia (SIU):

“Gran parte dei pazient considera i disturbi urinari come fisiologici, normali, e sono rassegnati a sopportarli. Si stima, infatti, che meno del 50% degli uomini che presentano difficoltà urinarie si rivolge a un medico. Questa riluttanza del paziente, legata a imbarazzo, scarsa informazione o paura di un eventuale soluzione terapeutica chirurgica, suggerisce la necessità che sia il medico a svolgere un ruolo proattivo”.

Purtroppo il ritardo terapeutico aggrava fortemente la malattia della prostata e causa anche disfunzioni nella sfera sessuale come l’eiaculazione precoce e la disfunzione erettile.
Per questo diagnosticare ed intervenire precocemente sull’ipertrofia prostatica è fondamentale: non solo aiuterebbe a ridurre le complicanze e il numero di interventi, ma migliorerebbe la vita del paziente.

CONSIGLI PER LA PREVENZIONE DELL’IPERTROFIA PROSTATICA

  • Già a partire dai 35-40 anni sono consigliati visita e controlli periodici costanti, almeno una volta l’anno.
  • Importante è anche l’alimentazione, evitando di assumere cibi di grassi animali, alimenti piccanti e quantità eccessive di bevande alcoliche. Prediligere una dieta ricca di fibre, molta frutta e verdura e bere 1-2 litri di acqua al giorno.
  • Praticare attività fisica regolare; evitare di stare molto a lungo seduti e, se il lavoro non lo consente, intervallare con pause frequenti.

LE TERAPIE PER L’IPERTROFIA PROSTATICA

  • Per contrastare l’ipertrofia prostatica si possono assumere farmaci o, soprattutto nella fase iniziale, fitofarmaci. Le principali tipologievdi intervento in uso sono:
  • farmaci alfa bloccanti: rilassano la muscolatura del collo vescicale e della prostata migliorando i sintomi urinari ma non agiscono sulla riduzione del volume della prostata e il rischio di complicanze;
  • farmaci inibitori delle 5 alfa-reduttasi: abbassano i livelli di diidrostestosterone (l’ormone maschile che causa l’accrescimento delle prostata) e riducono il volume della prostata;
  • fitoterapici (trigliceridi, fitosteroli, derivati del sitosterolo, flavonoidi) con proprietà antiandrogeniche, antiinfiammatoria e spasmolitiche;
  • terapia chirurgica: in caso di progressione dei sintomi o di inefficacia farmacologica; le modalità di intervento sono: endoscopiche (TURP, TUIP, HOLEP) o chirurgia classica (adenomectomia prostatica a cielo aperto).

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