Le disfunzioni sessuali secondo il DSM5

Introduzione

disturbi-sessuali-dsmIl Manuale Statistico e Diagnostico (DSM) dei Disturbi Mentali pubblicato dall’American Psychiatry Association (APA) è uno degli strumenti di classificazione più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella pratica clinica che nell’ambito della ricerca.

E’ in costante evoluzione e nel corso degli anni è arrivato ora alla 5ª edizione. Nella prima edizione del 1952 erano catalogate 60 categorie di comportamenti anormali; nella quarta edizione del 1994 i disturbi erano 297 e più di 400 diagnosi psichiatriche specifiche. La sua ultima edizione, pubblicata nel maggio del 2013, classifica un numero di disturbi mentali pari a tre volte quello della prima edizione. L’evoluzione riflettere il pensiero psichiatrico prevalente al momento della pubblicazione e i progressi nella comprensione dei disturbi.

I disturbi sessuali nel DSM-5

Principali differenze con il DSM-4

Rispetto ai disturbi sessuali il DSM-5 apporta modifiche nel tentativo di correggere, ampliare e chiarire le differenti diagnosi e i rispettivi criteri. Anche se molti dei cambiamenti sono sottili, alcuni sono degni di nota.

1. Sono state riviste alcune classificazioni in base al genere: 

  • La dispareunia che nel DSM-4 poteva riguardare anche l’uomo, nel DSM-5 è limitata alle donne soltanto;
  • Il disturbo dell’orgasmo nel DSM-4 riguardava entrambi i sessi, nel DSM-5 è diventato disturbo dell’orgasmo femminile e pertanto è una categoria soltanto femminile;
  • Il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo nel DSM-4 riguardava entrambi i sessi, nel DSM-5  diventa Disturbo Maschile da Desiderio Sessuale Ipoattivo ed è pertanto un disturbo solo maschile.

2. Sono state riviste alcune classificazioni

Nella IV edizione del DSM la categoria riguardante le Disfunzioni Sessuali era basata essenzialmente sul modello di risposta sessuale di Master e Johnson, un modello che prevede quattro fasi sessuali (fase di eccitazione, fase di plateau, orgasmo e risoluzione). Per ognuna di esse sono state individuate specifiche disfunzioni e disturbi. Il contributo di questi autori per la moderna sessuologia è stato sicuramente immenso anche se negli anni il modello da loro proposto è stato soggetto di molte critiche (ad esempio, Basson 2001, Graham 2004, Janssen 2008), principalmente per quanto riguarda

  • la sua linearità del modell, mentre la recente letteratura ha dimostrato che la risposta sessuale non è un processo lineare ed uniforme e la distinzione dei disturbi in funzione delle fasi (ad esempio desiderio ed eccitazione) può essere artificiosa;
  • il parallelismo tra sessualità femminile e maschile.

A differenza della precedente edizione, nel DSM 5 i disturbi sessuali non sono più conglobati in una stessa categoria ma in tre categorie distinte:

  • le Disforie di Genere
  • le Parafilie
  • le Disfunzioni Sessuali.

Per ciò che concerne le disfunzioni del sesso femminile queste sono state unite nel disturbo unico del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile. Anche il vaginismo e la dispareunia sono stati conglobati nel disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione.

È stato aggiunto un nuovo disturbo, l’eiaculazione ritardata, in cui si deve sperimentare marcato ritardo o assenza d’eiaculazione, in quasi tutte le occasioni di attività sessuale con un partner, senza che il soggetto lo desideri. Bisogna essere in questi ambiti molto attenti alla diagnosi differenziale con altra condizione medica (neuropatie periferiche, patologie della prostata, ecc.) o a disturbo simile ma indotto da sostanze.

Vengono mantenuti il disturbo erettile, il disturbo dell’orgasmo femminile, il disturbo del desiderio ipoattivo maschile, l’eiaculazione precoce.

Il disturbo da avversione sessuale è stato abolito dalle categorie principali e relagato in “altre disfunzioni sessuali specifiche”.

3. Sono stati rivisti alcuni paramatri diagnostici

Secondo il DSM-5  le disfunzioni sessuali devono avere una durata minima di sei mesi, ad eccezione di quelle secondarie all’uso di sostanze psicoattive. Questo per aumentare la precisione e ridurre sovrastime.

E’ stata abolita la distinzione tra disfunzioni legate a fattori biologici o a fattori psichici, in quanto spesso entrambi questi aspetti ne prendano parte. Ancora una volta però la raccomandazione è quella  di considerare i sintomi sessuali come disturbi psichici solo dopo aver escluso ogni componente organica. La collaborazione tra specialisti diventa quindi ulteriormente valorizzata.

Bibliografia
American Psychiatric Association Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, fifth edition, APA 2013.

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